L’arte del saper ascoltare

Sentire non basta, ecco come riuscire a migliorare i rapporti sociali avendo un buon dialogo con i nostri amici colleghi ma soprattutto con le persone che amiamo.

Sentire è facile perché esercizio dell’udito
ma ascoltare è un arte perché si ascolta
anche con lo sguardo, con il cuore, con l’intelligenza.”
Enzo Bianchi –

In un’epoca in cui tutti siamo concentrati solo su noi stessi, sui nostri problemi o su come farci belli sui social riuscire a dedicarci al prossimo, ascoltandolo, è un arte che tutti dovremmo imparare.

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Momento sponsorizzazione

E’ un po’ quello che fanno i volontari della Onlus Sorriso Telefono Giovani di cui trovate il link in fondo a destra su tutte le pagine di AudiMente. Se siete di Milano e volete fare del volontariato contattateli, io con loro ho passato un periodo “emotivamente” intenso ma molto bello e ricchissimo di esperienze umane, provare per credere 🙂

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A proposito di volontariato lo sapete che fa molto bene alla nostra salute psicologica, ecco spiegato il perché in questo articolo.

E sull’imparare ad ascoltare è incentrato il bestseller dal titolo Just Listen: Discover the Secret to Getting Through to Absolutely Anyone” dello psichiatra americano Mark Steven Goulston. Come è infatti ben spiegato nel libro per ascoltare bene non basta semplicemente sentire, bisogna soprattutto essere sinceri ed interessati alla persona che si ha di fronte (vedi articolo) perché l’ascolto deve essere un atto volontario e cosciente. Bisogna insomma essere un po’ come degli Sherlock Holmes e fare le domande giuste per risolvere il caso.. (A proposito vuoi sapere come smascherare un bugiardo? Elementare Watson basta leggere l’articolo).

Ecco cosa scrive il dottor Mark Steven Goulston in merito alle domande da fare: “Bisogna smettere di pensare alla conversazione come ad una partita di tennis dove ci passiamo la palla; una volta parla lui, un’altra parlo io. Bisogna invece vederla come un gioco in cui si fa il detective dove la regola è conoscere più che si può del nostro interlocutore. Per farlo basta iniziare la conversazione immaginando che ci sono molte cose interessanti da conoscere dell’altra persona e fare in modo di conoscerle, ma come? Chiedendogliele ovviamente.”

Sherlock Holmes ed i buoni detective fanno domande perché sono davvero interessati a quello che stanno ascoltando e quando notate che l’altra persona si sta lasciando andare ed è entusiasta beh allora: “State zitti ed ascoltate, ed ancora ascoltate e quando quella persona si ferma fate un’altra domanda che provi che la state seguendo e che siete interessati a quello che dice ed incoraggiatela a continuare. A tutti piace parlare di se stessi, quindi parlate meno ed ascoltate di più!!”

Mark Steven Goulston lo chiama ascolto attivo; i buoni conversatori non solo sanno ascoltare, ma segnalano che hanno capito parafrasando o riassumendo quello che hanno appena sentito. Ad esempio potete usare queste parole: “Quindi quello che intendi dire è…” Oppure un’altra buona cosa da fare è chiedere un consiglio, a chi non piace dare consigli? Ci fa sentire saggi ed importanti. Ecco ad esempio potete dire: “Wow è eccitante quello che hai fatto!! Lo vorrei fare anche io, ma come ci sei riuscito? Su dimmelo!!”

La chiave per un buon ascolto non è la tecnica, è il desiderio. Fino a quando non vogliamo davvero capire l’altra persona, non potremo mai ascoltare bene.”
– Steve Goodier –

Ma non basta stare in silenzio e fare domande per essere un buon ascoltatore; bisogna anche comunicare con il corpo che siamo interessati a quello che stiamo ascoltando, ma come farlo? Attraverso la comunicazione non verbale.  Lo psicologo statunitense Albert Mehrabian afferma infatti che il 55% della comunicazione avviene attraverso i movimenti del corpo, il 38% dall’impostazione della voce e solo il 7% dalle parole pronunciate. È quindi molto importante imparare ad ascoltare anche attraverso il nostro corpo. Ecco perché la postura che assumiamo durante una conversazione è di primaria importanza vedi articolo.

Ma ricordiamoci anche di mantenere un contatto visivo con la persona con cui stiamo parlando infatti i ricercatori dell’Università Oxford, capitanati dal professore Michael Argyle, evidenziano che due persone che parlano hanno più feeling (attenzione non vale solo per gli innamorati) quando i due si guardano negli occhi!!

Ma anche il contatto fisico ha il suo perché. Con contatto non si intende per forza un abbraccio ma un semplice tocco sulla spalla o qualunque altra parte del braccio, ovviamente vietato toccare altre parti considerate più intime.

Avete appena trovato una moneta per terra e si avvicina una persona dicendo che è sua, gliela date o no? Se la persona, intanto che ve la chiede, vi tocca anche leggermente il gomito allora aumenterà la probabilità che gliela restituiate per la precisione il 68% in più rispetto a se ve la chiedesse senza toccarvi; questo è quello che hanno scoperto alcuni ricercatori presso l’Università del Minnesota.

Infatti basta un semplice tocco – al momento giusto – per aumentare il senso di connessione tra due persone e fare percepire la persona che ci sta toccando come più gentile e più amichevole. Una ricerca, presso la Cornell University School, ha infatti evidenziato come quei camerieri che toccavano i clienti quando gli restituivano il resto, ricevevano molte più mance rispetto a quelli che non toccavano per niente i clienti. (Se volete conoscere altri trucchetti psicologici che avvengono quando mangiate al ristorante leggete l’articolo).

Ed ancora quelle squadre dell’NBA (campionato di basket americano) in cui i giocatori hanno più contatti fisici (pacche sulle spalle, strette di mano, battiti di mani, abbracci etc. etc.) sono le squadre che vincono di più vedi ricerca presso l’Università della California Barkeley.

Buona mente e miraccomando quando ascoltiamo usiamo di più la testa ed il cuore e meno le orecchie 😉

Massimo

Immagine Credit: Don Harder

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