Ecco come trovare l’equilibrio interiore nei momenti difficili

Philippe Petit 7 agosto 1974 – New York –

Come riuscire ad ottenere la pace dentro quando fuori si sta vivendo una situazione triste e drammatica?

Come allontanare stress ed ansia?

Si può ri-trovare la speranza per un futuro migliore?

Nel periodo tumultuoso in cui ci troviamo oggi (vedi articolo su emergenza psicologica da Coronavirus) la nostra serenità è venuta meno.

Troppe brutte notizie, troppo stress, troppa ansia ed anche troppa paura ci hanno letteralmente “devastati”, chi più chi meno ma siamo tutti provati.

(Ecco in questo articolo come gestire l’ansia e lo stress provocati da brutte notizie).

L’unica cosa che tutti desideriamo sarebbe solo un po’ di normalità e quiete; non che quando era tutto il solito “tran tran” eravamo felici ma almeno quella normalità “all’apparenza” ci dava un senso di tranquillità e pace.

In questi giorni abbiamo tanti dubbi e tante incertezze, ci passano per la testa tanti, troppi “brutti” pensieri e non sappiamo più cosa ne abbiamo in tasca e neanche se il futuro sarà più come prima.

Ma come riuscire a recuperare il nostro – seppur precario – equilibrio interiore? Come possiamo ritrovare la bussola, l’orientamento in questo periodo in cui tutta quella poca sicurezza che avevamo è stata stravolta?

In questo momento in cui tutto è sottosopra ognuno di noi sente il bisogno, la necessità di coccolarsi, di prendersi cura di se stesso per ritrovare un po’ di pace interiore.

Viktor Emil Frankl neurologo, psichiatra e filosofo austriaco sopravvissuto all’Olocausto nei suoi libri ci insegna come riuscire a prenderci cura di noi stessi in qualunque situazione ci troviamo – anche la più triste – e ci insegna anche come fare per non lasciarci cadere nel baratro. Lo psicologo sostiene infatti che in qualunque situazione ci troviamo, anche la peggiore, abbiamo sempre la possibilità di cercare e trovare la nostra quiete interiore. Frankl ci ricorda che la scelta è solo nostra, solo noi abbiamo infatti il potere di ritrovare quella pace perduta indipendentemente da quanto sia dura la vita intorno a noi e se ci è riuscito uno che è sopravvissuto a 4 campi di sterminio nazisti beh dobbiamo fare di tutto per provarci anche noi.

Ecco dunque quello che Frankl ci insegna nel suo libro Uno psicologo nei lager.

1) Prendere in mano le redini della propria vita. Smettere di pensare: “Cosa mi può dare la vita?”, ma cominciare a pensare: “Cosa posso io fare per migliorare la mia vita?”. Non dobbiamo subire tutto quello che ci accade ma piuttosto dobbiamo essere responsabili e dobbiamo attivarci per rendere la nostra vita migliore vedi articolo.

2) Mantenere sempre vivo il ricordo delle persone care. Il ricordo delle persone a cui si vuole (o si è voluto) bene è in grado di ridurre la sofferenza, è come una carezza d’amore della persona cara che ci riscalda il cuore.

3) Pensare al futuro anche quando le circostanze ci fanno credere che un futuro non ci sarà. Il dottor Frankl scrive che coloro che nei lager perdevano ogni speranza per il futuro erano gli stessi che si lasciavano andare e che morivano prima.

4) Dedicarsi agli altri, da un senso alla vita in quei momenti in cui la “vita un senso non ce l’ha” (cit. Vasco Rossi) vedi articolo. Il dottor Frankl medico appena poteva curava i suoi compagni di prigionia.

5) Coltivare l’umorismo. L’umorismo è in grado di farci prendere, seppur momentaneamente, le distanze dalla sofferenza e dal dolore che sono intorno a noi. Ebbene si, anche nei lager si trovava tempo per fare battute umoristiche ed il dottor Frankl lo ha ampiamente testimoniato nei sui libri. L’umorismo oltre a distrarci e a rilassarci è in grado di allungarci la vita vedi articolo.

Un’altra strategia da mettere in pratica per ritrovare un po’ di serenità interiore è la Metta o semplicemente meditazione della compassione o meditazione della gentilezza amorevole. (Ecco in questo articolo tutti i benefici della gentilezza).

Non spaventatevi, è più facile a farsi che a dirsi infatti consiste nell’augurare felicità e dire frasi gentili e compassionevoli dapprima a se stessi poi alle persone a noi vicine (amici, parenti) per poi allontanarsi sempre di più ed augurare del bene a colleghi, conoscenti, concittadini e finire la meditazione augurando serenità e felicità, e questa è la parte più difficile ma anche la più importante, a quelle persone che ci stanno antipatiche o che ci sono ostili.

Ecco un esempio di alcune frasi da dire prima a se stessi per poi via via a tutti gli altri (ognuno può scegliere quelle a lui più congeniali):

Possa io essere felice.

Possa essere al sicuro ed in pace.

Possa io essere in salute.

Possa io vivere nel benessere.

Possa io essere libero da emozioni negative.

Possa io essere libero da dolore fisico e sofferenza”.

Mi raccomando è importante arrivare sempre fino in fondo alla meditazione ed augurare felicità anche a coloro che ci stanno “sulle scatole” perché sono questi gli auguri che renderanno la nostra meditazione davvero efficace.

Ma ecco di seguito alcune delle sorprendenti qualità della meditazione della gentilezza amorevole.

Una ricerca presso la University of Michigan evidenzia che bastano solo 7 settimane di meditazione della gentilezza amorevole per aumentare le emozioni positive come amore, gioia e gratitudine e ridurre quindi gli stati d’ansia ed i sintomi depressivi. La dottoressa Fredrickson, responsabile della ricerca, afferma però che per aumentare i benefici è importante anche mettere in pratica nella vita reale questo atteggiamento amorevole. Basta infatti una battuta con il vicino di casa, una telefonata con un amico, un commento con il collega a dare la svolta “in positivo” alla nostra giornata.

Dopo soli tre mesi di pratica di meditazione della compassione assistiamo invece ad una evidente riduzione dei sentimenti auto-critici vedi ricerca presso la School of Psychology di Herzliya in Israele infatti questa meditazione è in grado di farci apprezzare di più noi stessi e di volerci quindi più bene. Ma oltre a migliorare il rapporto con noi stessi la Metta va anche a migliorare le nostre relazioni interpersonali.

Una ricerca presso la Boston University dimostra infatti come soli 7 minuti al giorno di questa meditazione ci facciano sentire più vicini agli altri e quindi più empatici andando quindi a migliorare le nostre relazioni sociali.

Ovviamente per poter ottenere i migliori risultati, come consiglia la dottoressa Fredrickson, non dobbiamo fermarci ai pochi minuti di meditazione al giorno ma dovremmo applicarla nella vita reale; bisognerebbe infatti imparare a mettere da parte tutti i nostri pregiudizi negativi e cercare sempre il lato amorevole e compassionevole in tutto ciò che ci succede.

Se ad esempio in questi giorni mi accorgo che sto mangiando più del solito devo si pensare che è vero che così facendo non faccio altro che ingrassare ma è anche vero che questo è un momento particolare e che quindi posso chiudere un occhio non due mi raccomando (sia ben chiaro non devo “strafogarmi” di dolci!!). Ecco in questo articolo spiegato il perchè a volte non dovremmo assolutamente sentirci in colpa per quello che facciamo o diciamo.

Od ancora se i miei 2 nuovi vicini di casa si mettono a cantare all’una di notte non devo inveire ed urlargli addosso $%&%$£ piuttosto devo pensare che probabilmente non riescono a dormire perchè sono agitati (un po’ come tutti in questo momento). Non per questo devo mettermi a cantare con loro ma gentilmente chiedergli di abbassare la voce ed andare a cantare in un’altra stanza perché è notte e a quell’ora la gente solitamente dorme!!!!!!!!!!!!!!!!

Se volete conoscere meglio cosa sia la meditazione ed i suoi innumerevoli benefici leggete questo articolo.

Buona mente.

Massimo

Immagine Credit: Philippe Petit 7 agosto 1974 – New York –

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