Ecco come incassare i colpi bassi della vita senza rimanere al tappeto

Lutti, malattie, violenze, abusi ma anche divorzi, separazioni e perdite di lavoro. Cosa si può fare per superare un evento doloroso o traumatico?

4 Regole da seguire, 3 da non seguire ed una da fissarsi bene in mente.

Nessuno può evitare di soffrire, prima o poi a tutti tocca soffrire.

Il dolore è un qualcosa che tutti abbiamo provato o che proveremo, ahimè non possiamo farne a meno perché il dolore come la gioia fanno parte della vita.

Il dolore e la morte sono parte della vita. Rifiutarli è rifiutare la vita stessa”.

– Havelock Ellis –

Ma come cantava il grande Freddie Mercury “The Show Must Go On” infatti questi momenti dolorosi vanno affrontati e superati per poter tornare ad amare tutte le meraviglie che la vita è in grado di regalarci.

E chi se non qualcuno che ha subito un grande dolore e pensava di aver toccato il fondo può indicarci come gestire e superare al meglio questo momento difficile della vita?

La parola a… un bestseller dal titolo Option B: Facing Adversity, Building Resilience, and Finding Joyche è stato scritto a 4 mani; due sono di un professionista, uno psicologo di fama mondiale, mentre le altre due mani sono di una donna, una moglie, una madre che ha perso il marito, poco più quarantenne, durante una vacanza. Lei si chiama Sheryl Sandberg che distrutta dal suo improvviso ed inaspettato lutto decise di chiedere aiuto al suo caro amico Adam Grant professore di Psicologia alla Wharton School dell’Università della Pennsylvania.

Non esiste una ricetta magica per far scomparire subito il dolore (e non sarebbe neanche corretto perchè il dolore ed il lutto devono seguire il loro decorso) ma secondo il professor Grant ci sono alcuni comportamenti che ci aiutano ad accompagnare il dolore fino ad un livello accettabile ed altri invece che non fanno altro che aumentarlo.

Vediamoli assieme.

1) Essere pessimisti riguardo al passato

Pensare che poteva andare peggio (mi raccomando non verso il futuro perché riguardo al futuro è sempre meglio vedere il bicchiere mezzo pieno vedi articolo).

E’ scioccante ma una delle cose che più mi aiutò dopo la morte di mio marito fu il focalizzarmi sulle situazioni peggiori. Durante i primi giorni il mio istinto era quello di obbligarmi ad avere dei pensieri positivi invece Adam mi bloccò dicendomi che dovevo fare l’opposto cioè pensare a quanto le cose sarebbero potute andare peggio. Ad esempio mi disse di immaginare che avrei potuto perdere anche i miei due figli insieme a mio marito. Subito mi sentii molto meglio perché ero grata che almeno i miei figli erano ancora lì con me. La gratitudine si rivelò ben più forte del dolore” scrive Sheryl Sandberg.

Dire grazie ed essere grati non fa bene solo a chi è rivolta la gratitudine ma fa bene soprattutto a chi prova l’emozione di gratitudine perché è dimostrato che essere grati migliora di gran lunga la vita vedi articolo.

Ma è impensabile riuscire a fare tutto da soli, siamo esseri sociali ed abbiamo bisogno di un aiuto esterno per poter combattere il dolore.

2) Nessuno si salva da solo

Chi trova un “vero” amico con cui parlare trova un tesoro e non è solo un modo di dire, eccolo spiegato in questo articolo.

Ma anche il solo sapere che esiste qualcuno con cui poter parlare ci fa stare meglio.

Il famoso psichiatra e professore dell’ Harvard Medical School George Vaillant sostiene infatti che se abbiamo qualcuno che possiamo tranquillamente chiamare alle 4 del mattino per raccontargli i nostri problemi e sappiamo che ci ascolterà allora vivremo più a lungo rispetto a chi invece non ha nessuno a cui fare questa telefonata “notturna”.

Ovviamente una telefonata non può supplire una chiacchierata a tu per tu ma è comunque molto meglio di niente.

Vuoi sapere come ascoltare con il cuore e non solo con le orecchie? Leggi l’articolo.

3) Mettere nero su bianco il proprio dolore

Scrivere le emozioni negative che si stanno provando. Pensare continuamente ai problemi che si hanno ed avere un dialogo interiore negativo non farà altro che aumentare il nostro malessere vedi articolo. Scrivere è invece molto diverso rispetto al pensare. L’atto dello scrivere ci forza a strutturare i nostri pensieri e ci aiuta a vederli da un altro punto di vista ma soprattutto da una prospettiva diversa. “Lo psicologo sociale Jamie Pennebaker aveva fatto scrivere un diario a due gruppi di ragazzi. Al primo gruppo aveva detto di scrivere di argomenti leggeri del tipo cosa avevano fatto quel giorno mentre al secondo di scrivere di avvenimenti traumatici delle loro vite che includevano violenze, stupri, tentati suicidi od abusi. Durante tutto lo studio i ragazzi vennero intervistati ed il secondo gruppo si rivelò essere sempre quello più triste ed avere una pressione arteriosa più alta. Questo ha senso perché mettersi di fronte ai propri traumi è sempre molto doloroso e triste. Ma dopo sei mesi che era finita la ricerca Pennebaker intervistò nuovamente i due gruppi e scoprì che gli effetti si erano capovolti e gli studenti che durante l’esperimento avevano scritto dei loro traumi stavano fisicamente ed emotivamente meglio degli studenti che non lo avevano fatto” scrive Adam Grant.

4) Evitare le tre P (Personalizzazione – Pervasività – Permanenza)

Ecco quanto scrive il Professor Adam Grant: “Dopo aver dedicato decenni a studiare come le persone affrontano gli eventi dolorosi della loro vite, lo psicologo Martin E. P. Seligman ha scoperto quali sono quei comportamenti che rallentano la liberazione dal dolore e sono:

a) Personalizzazione cioè la credenza di essere in colpa per quanto accaduto.

b) Pervasività cioè la credenza che un evento influirà in tutte le aree della propria vita.

c) Permanenza cioè la credenza che il dolore durerà per sempre.

Centinaia di ricerche dimostrano infatti che ragazzi ed adulti si riprendono molto più velocemente da un evento doloroso o traumatico quando realizzano che quanto successo non dipende direttamente da loro, che non impatterà tutti gli aspetti della loro vita e che il dolore non li perseguiterà per sempre”.

5) “Ciò che non mi distrugge, mi rende più forte” Friedrich Nietzsche –

Chi subisce un forte dolore o trauma, se non riesce a riprendersi nei giusti tempi, rischia di cadere vittima del PTSD  (Post-Traumatic Stress Disorder) che è il  disturbo da stress post-traumatico cioè l’insieme di forti sofferenze psicologiche dovute ad un evento traumatico. Secondo lo psicologo Adam Grant bisogna fare di tutto per non cadere nella trappola del PTSD; infatti se gestito in maniera costruttiva un dolore può fortificarci e farci crescere come esseri umani, secondo lui esiste infatti la: “…crescita post traumatica che può svilupparsi in 5 differenti forme: creazione di una forza interiore, aumento dell’autostima, costruzione di relazioni più profonde e durature, creazione di uno scopo nella vita e visione di nuove possibilità ed opportunità.”

Ed è questa crescita che ognuno di noi dovrà ricercare quando la vita tenterà di metterlo k.o.

“Guarda che il mondo non è tutto rose e fiori… è davvero un postaccio misero e sporco e per quanto forte tu possa essere se glielo permetti ti mette in ginocchio e ti lascia senza niente per sempre!!! Ne io ne tu nessuno può colpire duro come fa la vita perciò andando avanti non è importante come colpisci l’importante è come sai resistere ai colpi come incassi e se finisci al tappeto hai la forza di rialzarti”.

– Dal film Rocky Balboa –

Buona mente miei cari pugili!!

Massimo

Immagine Credit: Rocky II

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