Ecco la storia più bella del mondo

Piace a tutti perché tutti ci riconosciamo in essa. Piace a tutti perché tutti traiamo forza da essa. Piace a tutti perché tutti vorremmo accadesse anche a noi. Ma qual è?

Immaginate di avere sul conto soltanto 106 $ ed essere quindi costretti a separarvi dal vostro amico a quattro zampe perché non siete più in grado di mantenerlo. Beh solo a pensarci mi viene la pelle d’oca perché adoro gli animali e farei di tutto per il loro bene. È una situazione in cui nessuno di noi vorrebbe mai ritrovarsi ma che invece un’acclamata star hollywoodiana racconta di aver vissuto ad inizio carriera. Stiamo parlando di Sylvester Stallone che dovette suo malgrado vendere Birillo, il suo amato cane di razza bullmastiff, per appena 50 dollari ma la storia non finisce qui…

Nel Podcast qui sotto il riassunto dell’articolo:

Ascolta “1) Ecco la storia più bella del mondo” su Spreaker.

Tutti ci innamoriamo e facciamo il tifo per storie come questa, gli americani le chiamano underdog stories che in italiano può essere tradotto come storie dei perdenti, in cui donne e uomini, che sulla carta sono dati per vinti, grazie alla loro persistenza e determinazione, raggiungono invece risultati insperati ribaltando le carte in tavola.

Lo stesso vale anche per la storia di J.K. Rowling. la scrittrice della fortunatissima serie dei romanzi di Harry Potter. Alla Rowling per ben 8 volte venne sbattuta la porta in faccia ma lei non demorse e finalmente la nona casa editrice decise di pubblicare il romanzo del maghetto di Hogwarts; ora Harry Potter è un brand internazionale che macina miliardi di dollari ed ha fatto della Rowling la donna più ricca inglese come anche lo scrittore più ricco al mondo.

Le storie (vere o di fantasia) di perdenti che poi riescono ad emergere ci sono sempre piaciute, vedi i “Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni o la fiaba di Hans Christian Andersen “Il brutto anatroccolo” come anche venendo ai giorni d’oggi le classiche storie disneyane come “Cenerentola”, “Bambi”, “Dumbo” od anche le commedie hollywoodiane alla “Pretty Woman” o “Karate Kid” o “Dirty Dancing”, “The Millionaire” o lo stesso film “Rocky” di Stallone che gli valse ben tre premi Oscar. Queste storie riescono ad emozionarci perché ci sentiamo un po’ tutti come i protagonisti che alla fine, dopo varie peripezie, grazie alla loro tenacia riescono ad ottenere quanto agognato.

(Seguire gli esempi di chi ha avuto successo è uno dei 7 punti per aver successo nella vita. Volete conoscere gli altri 6? Leggete larticolo).

In un certo senso queste storie ci stimolano a perseverare nei nostri sogni regalandoci un non so che di speranza e piacciono a tutti ma proprio a tutti ed ognuno di noi ha la sua preferita (la mia è quella di Bambi perché sono cresciuto con lui).

Ma sono storie underdog anche le storie vere dei due nerd (ragazzini occhialuti ed anche un pò secchioncelli) Bill Gates e Steve Jobs che nei loro rispettivi garage nella Silicon Valley hanno lanciato le basi di due delle più grandi Big Tech americane, la Microsoft e la Apple. Come anche non accennare a Jennifer Lopez che da un quartiere malfamato di New York è riuscita ad arrivare alle colline di Hollywood ed essere una delle attrici e cantanti più ammirate al mondo. Questi esempi di uomini e donne che grazie alla loro tenacia ce l’hanno fatta ci fa venir voglia di tifare per loro perché vediamo in loro una rivalsa, un qualcuno che c’è l’ha fatta nonostante tutto e tutti. Vedere i problemi come delle sfide e non come delle minacce ci fa ottenere quello che desideriamo non ci credete? Beh allora leggete l’articolo.

Ma perché nella vita e nello sport finiamo quasi sempre per tifare per i perdenti insomma cioè per quelli che sulla carta non hanno alcuna chance?

Spesso durante i mondiali di calcio, quando non gioca la nostra nazionale, ci ritroviamo a tifare per una piccola nazionale sconosciuta che gioca contro una super potenza calcistica, ma perché?

Il professore Nadav Goldschmied, docente presso l’università del Sud Florida, attraverso una serie di ricerche ha provato a dare una risposta anzi di risposte ne ha date ben 2.

1) Tifiamo per la squadra perdente per via della schadenfreude che è una parola tedesca che in italiano non esiste ma può essere tradotta come: “Piacere provocato dalla sfortuna altrui” nel senso che le squadre vincenti alla lunga stancano e non vediamo l’ora che cadano in disgrazia (ovviamente questo non vale se la squadra che vince è quella del cuore).

2) Desideriamo un mondo più giusto ed equo.

Quasi tutte le squadre blasonate hanno più possibilità economiche motivo per cui possono permettersi giocatori più forti e quindi vincono di più. Ma a noi questo non va bene perché desidereremmo vivere in un mondo più meritocratico in cui viene premiata la bravura e non la ricchezza insomma vorremmo un mondo più equo in cui Davide ha tutte le carte per poter vincere contro Golia.

A proposito di Davide e Golia nel libro “David and Goliath: Underdogs, misfits, and the art of battling giants” scritto dal sociologo Malcolm Gladwell vengono analizzate le vite di alcuni “perdenti” della storia moderna, diventati successivamente vincenti nei loro rispettivi campi, per capire se avessero delle qualità in comune tra di loro. Il dottor Gladwell ed i suoi collaboratori hanno scoperto che tutti questi novelli Davide sono riusciti ad emergere grazie alle difficoltà desiderabili che hanno incontrato sul loro cammino (in psicologia una difficoltà desiderabile è un metodo di apprendimento che richiede uno sforzo considerevole ma desiderabile che alla lunga migliora l’apprendimento stesso). Il dottor Gladwell sostiene infatti che queste donne e uomini hanno avuto successo grazie alle difficoltà che hanno dovuto affrontare le quali li hanno incoraggiati a continuare e a non mollare e questa loro ostinazione nel volerle superare a tutti i costi gli ha permesso di realizzare cose straordinarie. Ovviamente solo i “Davide” traggono vitalità ed energia dalle difficoltà, i più si abbattono e lasciano perdere ed è per questo che amiamo così tanto le loro storie e facciamo sempre il tifo per loro.

Se volete però sapere come diventare anche voi dei Davide e riuscire quindi a superare gli ostacoli della vita beh allora leggete l’articolo.

Buona mente

Massimo

P.S. Ma come finì tra Stallone e Birillo? Una settimana dopo averlo venduto Sly riuscì a piazzare la sceneggiatura di Rocky alla “United Artists” per un milione di dollari ed appena firmato il contratto corse a riprendersi il suo amato Birillo. Sapete quanto dovette sborsare? Ben 15.000 dollari, ma Sly non ebbe alcuna esitazione perché quello era il suo cane e li valeva tutti ed in quel momento decise che Birillo avrebbe recitato con lui in Rocky infatti il bullmastiff che vediamo nel film è il vero Birillo.

Immagine Credit: Google

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