La Psicologia dei complotti

Come mai le teorie complottiste hanno un così ampio seguito?

Quali caratteristiche hanno le persone che credono nelle cospirazioni?

Abbiamo tutti “quel tal” parente, amico o collega che durante una chiacchierata se ne viene fuori con “quel tal” complotto pinco pallo.

Dopo un innocuo commento sui social è successo a tutti di venire accusati di essere servi del potere plagiati da non so quale strano ente governativo o società segreta.

Insomma sembrerebbe proprio che vi sia un complotto dietro ogni angolo!!!

(Volete sapere come dire la vostra senza dover per forza litigare? Leggete l’articolo).

Nel Podcast qui sotto il riassunto di questo articolo.

Ascolta “La Psicologia dei complotti” su Spreaker.

Non sapendo se i fatti evidenziati dalle diverse cospirazioni siano veri o meno e non essendo certamente questo il luogo più adatto dove trattarli ne tanto meno confutarli, mi limiterò soltanto a capire come mai negli ultimi anni i complotti hanno preso così tanto piede.

Ma innanzitutto cerchiamo di capire cosa è una teoria della cospirazione detta anche teoria complottista?

È quella teoria che attribuisce la causa di taluni eventi, fatti o situazioni ad uno o più complotti; quasi sempre le teorie complottiste sono molto più complesse ed elaborate delle versioni fornite dalle fonti ufficiali.

Ma perché le teorie basate sulle cospirazioni hanno quasi sempre un grosso seguito?

Secondo una ricerca presso l’università di Kent esistono tre motivazioni:

1) La necessità di dare un senso alle ingiustizie della vita

Il mondo non è rose e fiori, la vita è dura e ci sono disastri ed ingiustizie che provocano dolore a cui il più delle volte non sappiamo dare una risposta; motivo per cui se veniamo a conoscenza di un qualcosa che da una spiegazione a tutto ciò beh allora non ce la facciamo scappare perché crediamo che grazie ad essa tutto ci apparirà molto ma molto più chiaro (o perlomeno ci illudiamo di ciò) . Ma non solo, una ricerca presso l’università di Amsterdam ha evidenziato che quando viviamo un profondo senso di incertezza ed insicurezza siamo molto più propensi a credere ai complotti (ed anche alle fake news cioè le care vecchie bufale).

Ahinoi il dolore è un qualcosa che tutti proviamo perché il dolore come la gioia fanno parte della vita, se volete un aiuto dalla scienza su come affrontare il dolore senza per forza ricorrere ai complotti leggete questo articolo .

2) La necessità di avere un controllo su ciò che ci succede

Le teorie dei complotti sono un porto sicuro a cui approdare ogniqualvolta la nostra nave sta imbarcando acqua e non sappiamo dove andare (ad esempio quando ci sembra di non avere alcun controllo sul lavoro, quando abbiamo problemi di salute oppure quando non facciamo altro che discutere con il nostro partner) vedi ricerca presso l’università di Amsterdam.

Ecco in questo articolo come riuscire a riprendere il controllo della nostra vita senza per forza ricorrere alle cospirazioni.

3) La necessità di mantenere una buona immagine personale (autostima)

Ad esempio se siamo calvi e non riusciamo in alcun modo a trovare un lavoro potremmo pensare che via sia un complotto internazionale che ha messo al bando i pelati; in questo caso il nostro amor proprio non ne verrebbe alcunché scalfito vedi ricerca presso l’università di Princeton.

Volete aumentare la vostra autostima senza per forza ricorrere ai complotti? Leggete l’articolo.

Ma perché le teorie complottiste prendono piede così velocemente?

1) Bias di conferma

Il bias di conferma o confirmation bias è quel fenomeno cognitivo umano per il quale tendiamo a seguire le nostre convinzioni attraverso informazioni e prove che le supportino e confermino. Da quando esiste internet e successivamente con l’avvento dei social tutto ciò è diventato un gioco da ragazzi; ad esempio se crediamo che le lumache governano il mondo sicuramente in rete troveremmo un sacco di informazioni che confermano tale tesi (beh forse questo è un pò troppo o forse no ehehe).

2) Predisposizione a credere ai complotti

Una ricerca presso l’università del Kent ha evidenziato che non è tanto il contenuto di una teoria che ci fa credere in essa piuttosto la nostra “forma mentis” nel credere o meno ai complotti. Più crediamo in una teoria complottista e più ne crederemo in un’altra e così via anche se saranno in contraddizione tra di loro.

CONCLUSIONE

Iniziamo a credere ai complotti per provare a dare una spiegazione a ciò che non capiamo ma in realtà otterremo il risultato opposto cioè ci confonderemo sempre più le idee.

Buona mente

Massimo

Immagine Credit: Google

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