I vecchi sono tutti rimbambiti


Falso!!! Infatti vecchio è chi vecchio fa!!!

..Ma sei vecchio

Ti chiameranno vecchio

E tutta la tua rabbia viene su

Vecchio, sì

Con quello che hai da dire

Ma vali quattro lire, dovresti già morire

Tempo non c’è ne più

Non te ne danno più..

Testo tratto da “Spalle al muro” di Renato Zero

Ormai lo sanno anche i muri che l’aspettativa di vita ha avuto un’impennata impressionante; a metà del 1800 era di circa 40 anni ed ora supera abbondantemente i 70 e fra 30/40 anni sostengono supererà addirittura i 100. Mai prima nella storia del genere umano era successo qualcosa di lontanamente simile, ovviamente tutto ciò vale solo per i paesi sviluppati.

Oggigiorno, oltre che a vivere delle vite più lunghe a livello biologico-quantitativo, possiamo permetterci anche il lusso di viverle più attive, produttive e di qualità anche perché abbiamo molte più opportunità per mantenerci sani sia fisicamente che psicologicamente riuscendo così a dare il nostro contributo alla comunità per molto molto più tempo.

Nel Podcast qui sotto la versione audio di questo articolo.

Ascolta “I vecchi sono tutti rimbambiti” su Spreaker.

Possiamo dividere gli anziani in due fasce: i giovani anziani (dai 60 ai tardi 70) ed i grandi anziani (dagli 80 in su) e tutti, indipendentemente dalla fascia, possono continuare a migliorarsi sia intellettualMente che emozionalMente senza tralasciare anche la parte fisica con le dovute precauzioni del caso e dell’età.

Ma tutto questo non lo vogliamo ammettere, anzi quasi tutti abbiamo un preconcetto, una percezione sbagliata dei cosiddetti vecchi. “Senectus ipsa est morbus” sosteneva Publio Terenzio Afro, come se la vecchia di per sé stessa fosse una malattia, ed ahimè è vivo in tutti noi lo stereotipo del vecchio = “rimbambito”, persona socialmente inutile ed anzi a carico della società stessa. Nella mentalità comune l’anziano è colui che quando non è in strada a controllare i cantieri è a casa a “imbesuirsi” davanti alla televisione.

Sbagliato!! Non è affatto così!!

Infatti è si appurato che vi sia un declino cognitivo ma vi è solo e soltanto se ci si trascura e ci si lascia andare, ovviamente sempre che non subentrino delle malattie neurodegenerative.

Una ricerca condotta presso il Centro di Biologia Molecolare “Severo Ochoa di Madrid ha infatti sfatato il mito che dopo una “certa” i neuroni smettono di rigenerarsi; infatti i ricercatori sostengono che gli stessi continuano a riprodursi fino ai 90 anni e più. Ovviamente il cervello di un anziano non è veloce come quello di un giovane ma è di sicuro più flessibile infatti una ricerca condotta presso l’University Geriatrics Institute di Montreal ha scoperto che un cervello anziano, per una questione di risparmio energetico, va ad eliminare il superfluo riuscendo quindi a risolvere prima certi tipi di esercizi e problemi.

Ma non solo, infatti una ricerca presso La Florida State University ha evidenziato che dopo i 70/80 le menti diventano più flessibili per poter contrastare il declino cognitivo causato dall’età ma, badiamo bene, ciò non avviene automaticamente. Quindi come si fa ad avere una mente più flessibile?

“Essere più curiosi ed essere aperti a nuove esperienze e non continuare a lamentarsi dei propri problemi ma darsi sempre dei nuovi obiettivi”

affermano i ricercatori americani.

Tutti siamo convinti che con l’avanzare dell’età diminuisca anche la risposta agli stimoli e quindi chi è avanti con gli anni è tendenzialmente meno presente e meno reattivo in caso di imprevisti ma non è del tutto vero. Una ricerca presso l’Università di Lisbona ha dimostrato infatti che con l’età, per compensare la perdita di capacità di rispondere agli imprevisti, viene aumentata l’attenzione ma ovviamente, sostengono sempre i ricercatori, non bisogna essere disturbati.

Ma gli anziani sono anche più felici ed anche più coscienziosi e più gentili vedi ricerca presso la Pennsylvania State University.

Le persone con tanti capelli bianchi, avendo vissuto a lungo ed avendo quindi anche combattuto e sofferto parecchio, hanno capito che è inutile prendere la vita a pugni e calci ma piuttosto è meglio assecondarla ed accettarla per quello che è infatti gli anziani sono consapevoli che certe cose non si possono cambiare vedi ricerca presso University of Wisconsin Oshkosh. Insomma i nostri nonni sono più resilienti e saggi di noi giovani (o diversamente giovani per quelli della mia fascia d’età eheheh); ecco perché nel corso della storia dell’umanità “i vecchi dei villaggi” erano sempre stati considerati come “i saggi dei villaggi” a cui chiedere consigli e giudizi ed è appunto grazie a questi “anziani saggi” che la civiltà umana è potuta progredire fino a quella che conosciamo noi oggi.

Una ricerca presso la Michigan State University ha notato che più si va avanti con l’età e più diminuiscono i conflitti con se stessi e più si è grati della propria vita e tutti sappiamo che essere grati ci rende anche più felici.

Ma basta parlar di ricerche, veniamo al concreto, tu, si si tu che stai leggendo, si si lo so che non sei vecchio ma come ti vedi quando lo sarai tra tanto tanto tempo? Rimbambito/a o, dopo avere letto tutto quanto sopra, ti senti ottimista nel poter avere una vecchiaia al top? Bada bene che come rispondi a questa domanda è fondamentale per quello che sarai tra parecchi anni. Infatti una ricerca presso l’University of Sydney, che ha analizzato oltre 21 ricerche aventi come tema appunto la vecchiaia, ha trovato una correlazione diretta tra come percepiamo le persone anziane e che tipo di vecchiaia avremo. È una sorta di profezia che si auto avvera; se pensiamo che gli anziani abbiano problemi fisici, problemi cognitivi e siano pieni di malattie ed acciacchi allora molto presumibilmente anche noi stessi avremo parecchi di questi problemi. Questo perché attueremo una vita sedentaria presumibilmente con degli eccessi pensando che tanto avremo comunque una vecchiaia infelice. Se invece abbiamo un approccio più ottimista delle vecchiaia allora avremo anche uno stile di vita più sano e più attivo che ci aiuterà ad avere davvero una vecchiaia come si deve.

Ecco quindi piccoli ma grandi accorgimenti per poter vivere una vecchiaia attiva e produttiva:

– svolgere sempre una regolare attività fisica

– mantenere vive le proprie facoltà cognitive coltivando idee e passioni e come diceva Indro Montanelli:

“Ragazzi, continuate a lavorare, se potete non smettete mai: la vita più la svuotate più diventa pesante”

essere curiosi

– evitare l’isolamento sociale ed avere delle relazioni

– avere degli scopi, delle attività e degli hobby

“Non smettiamo di giocare perché diventiamo vecchi, diventiamo vecchi perché smettiamo di giocare.”

– George Bernard Shaw –

E noi italiani lo sappiamo bene come si fa, infatti alcuni ricercatori dell’Università La Sapienza di Roma hanno intervistato degli arzilli “vecchietti” di età compresa tra i 90 ed i 100 anni ed hanno scoperto quali sono i segreti di questi “super nonnini.

Last but not least (dicono gli inglesi), mi raccomando (dico io) vietato trattare i propri anziani come dei bambini cioè non rivolgiamoci a loro come a dei bebè del tipo:

”Apri la boccuccia e mangia questa minestrina”.

Una ricerca presso la Western Michigan University ha infatti evidenziato che gli anziani che venivano approcciati come dei bambini si lasciavano andare prima sia cognitivamente che fisicamente rispetto a quelli a cui invece ci si rivolgeva come a degli esseri adulti quali in realtà erano.

Volete sapere qual è l’elisir di lunga vita?

Buona mente

Massimo

ed ecco la bellissima canzone di Renato Zero..