Perché siamo continuamente attratti dalle brutte notizie?

Doomscrolling ovvero dipendenza da cattive notizie. Ecco cosa fare per non cascarci.

Ma che diamine è questo Doomscrolling?

Sarà una serie televisiva? No quella c’è già e si chiama Doom Patrol.

Beh allora sarà sicuramente un videogioco? Manco quello perché esiste già e si chiama Doom Eternal.

E quindi cos’è?

Dooms sono le sventure mentre lo scrolling è lo scorrere delle dita su un device digitale (smartphone&C) quindi lo doomscrolling (od anche doomsurfing) non è altro che il ricercare e leggere cattive notizie online come se non vi fosse un domani!!!

Nel Podcast qui sotto la versione audio di questo articolo.

Ascolta “Perché siamo continuamente attratti dalle brutte notizie” su Spreaker.

In italiano il termine doomscrolling potrebbe tradursi semplicemente come dipendenza da cattive notizie mentre una ricerca presso il Centre Virchow-Villerme di Parigi ha descritto questo comportamento come “panico da social media”, così infatti scrivono gli stessi autori parigini:

“Doomscrolling succede quando ti accorgi che stai leggendo una cattiva notizia online e non hai assolutamente alcuna idea di come sei finito lì. Non ricordi nemmeno perché hai aperto lo smartphone e neppure cosa hai guardato fino a quel momento”.

La psicologa americana Tess Brigham, autrice del libro “Like Now” che tratta di come riuscire ad apprezzare in pieno la propria vita, sostiene che coloro che soffrono d’ansia sarebbero quelli più predisposti ad incappare nel doomscrolling dal momento che:

“Più ci si sente in ansia e più si prova a controllare tutto quello che succede intorno, ecco perché l’idea di esser super informati ci sembra un’ottima maniera per riuscirci ma in realtà tale comportamento non farà altro che aumentare ancora di più la nostra preoccupazione”

afferma la la psicologa.

L’essere umano è riuscito ad evolversi grazie al comportamento “combatti o fuggi” che è una reazione neuronale fisiologica che si manifesta automaticamente in risposta ad un evento percepito come pericoloso. Nell’epoca dell’uomo delle caverne tale reazione era necessaria perché non era altro che uno stato d’allerta per capire quando era il momento di combattere oppure quello di scappare. Ma oggigiorno che viviamo nell’era digitale, vedi ricerca presso l’Harvard Medical School, questa sovrabbondanza di notizie negative (stragi, violenze familiari, guerre, pandemie etc. etc.) non fanno altro che intaccare il nostro benessere psicofisico andando continuamente a risvegliare in noi il meccanismo combatti o fuggi mettendoci in un continuo stato di allerta ed angoscia.

La psicologa americana Roberta Ballard afferma che è giusto e naturale informarsi su cosa succede nel mondo perché questa attenzione non è altro che l’empatia, caratteristica propria dell’essere umano che serve al benessere e alla sopravvivenza della comunità, ma la stessa psicologa aggiunge anche che è però necessario trovare un giusto equilibrio nel ricercare informazioni. Ecco infatti cosa scrive Roberta Ballard in un articolo pubblicato sul suo sito:

”Interessarsi del prossimo fa parte dell’essere umano però non è naturale approfondire avvenimenti che esulano dal proprio controllo. Quando noto dei miei pazienti in ansia per degli avvenimenti del mondo gli suggerisco di porsi la domanda se possono farci qualcosa e nel caso rispondono di si gli dico di farla altrimenti gli consiglio di passare oltre e di prendersi una pausa da quel tipo di notizie”.

Guardare o leggere notizie di tragedie e violenze che avvengono nel mondo attiva infatti un segnale di “fai qualcosa e fallo adesso” che non è altro che il caro vecchio “combatti o fuggi” e, non potendo far nulla perché è qualcosa che esula dalle nostre competenze, tale segnale non farà altro che aumentare la nostra ansia. Se invece quando leggiamo certe notizie negative facciamo qualcosa per cercare di migliorarle, ad esempio sosteniamo un ente di beneficenza o facciamo del volontariato, allora andremo ad attivare nel nostro cervello un sistema di ricompensa che ci gratificherà facendoci rilassare.

Ma se proprio non riusciamo a fare a meno di cercare certi tipi di notizie?

La cosa migliore sarebbe dedicare all’incirca 15/30 minuti al giorno alla lettura di notizie negative e bisognerebbe farlo sempre nella stessa fascia oraria. Meglio evitare di guardare tali notizie prima di andare a dormire o prima di un evento importante”

scrive la dottoressa Roberta Ballard.

Un altro consiglio lo da invece la psicologa Tess Brigham che nel suo libro “Like Now” così afferma:

“Alcuni siti internet fanno articoli sensazionali solo per stupire e farsi leggere, evitateli senza ombra di dubbio e dedicatevi piuttosto solo quei siti più pacati ed onesti”

siti tipo AudiMente ovviamente ehehe (messaggio autopromozionale).

Buona mente

Massimo