E farsi accettare ed apprezzare dai propri colleghi evitando di soffrire come ai tempi della scuola.

Quando siete al lavoro vi sentite frustrati e vi sembra di essere tornati a scuola?

Tranquilli, spesso succede proprio così infatti andare al lavoro è un po’ come tornare a scuola: c’è ad esempio il collega secchione che fa il cavalier servente del capo, oppure la collega che fa girare la testa un po’ a tutti, ma anche il collega bulletto, come pure quello burlone e così via.

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Scuola = Lavoro

Mitch Prinstein, psicologo e direttore della “Clinical Psychology” presso l’Università del Nord Carolina, ha infatti scritto un libro dal titolo “Popular: The Power of Likability in a Status-Obsessed World” in cui evidenzia come sul luogo di lavoro si sviluppino le stesse dinamiche di popolarità che avvengono tra i banchi di scuola.

Spesso e volentieri le persone che hanno più popolarità al lavoro sono anche quelle che hanno più possibilità di fare carriera e meno di essere licenziate e, il più delle volte, sono anche quelle con stipendi più alti; per questo motivo le persone più popolari sono anche quelle più soddisfatte del proprio lavoro e quindi più felici e meno ansiose e stressate.

Insomma la popolarità su un luogo di lavoro, che ci piaccia o meno, conta moltissimo per il nostro benessere mentale dal momento che sul luogo di lavoro vi passiamo gran parte della nostra vita.

Popolarità

Ma come si diventa popolari?

Il dottor Mitch Prinstein sostiene che vi siano due modi:

1) Con la simpatia cioè dando valore agli altri ascoltandoli e facendoli sentire compresi.

2) Creandosi uno stato cioè attirando l’attenzione su di se attraverso il potere, l’influenza ed ogni tanto anche con la paura.

Tutti abbiamo ben presente la differenza tra i due tipi di popolarità ed abbiamo bene in mente chi erano i nostri compagni di scuola che erano popolari per simpatia e quelli invece che si erano costruiti uno stato. Io ad esempio all’ultimo anno del liceo ho avuto come compagno di classe un certo Fabrizio Corona e vi assicuro che già all’epoca aveva la nomea di bello e impossibile. Proveniva da una famiglia di personaggi famosi del mondo del giornalismo italiano, era belloccio, palestrato, spavaldo e sicuro di se insomma le aveva tutte per detenere lo stato del più popolare del liceo.

Ma essere popolari grazie allo stato, se da adolescenti può dare parecchie gratificazioni e soddisfazioni, crescendo può avere delle controindicazioni. Una ricerca presso l’Università della Virginia dal titolo “What ever happened to the cool kids? Long-term sequelae of early adolescent pseudomature behavior” afferma infatti che le persone che da adolescenti avevano avuto un alto grado di popolarità dovuta allo stato, crescendo rischiavano di avere problemi di relazioni perché, cercando a tutti i costi di mantenere l’attenzione su di se, senza però riuscirci, finivano con il soffrire di solitudine ed altri problemi psicologici. Ed è appunto per questo motivo che il dottor Mitch Prinstein sostiene quanto sia sbagliato “atteggiarsi e tirarsela” sul posto di lavoro perché alla lunga questo comportamento rischierà di isolarci.

Molto meglio, afferma Prinstein, fare in modo di piacere ai colleghi e ai capi per creare dei gruppi di lavoro in cui cooperare ed aiutarsi a vicenda e riuscire in questa maniera a vivere serenamente le ore lavorative perché, come abbiamo visto, se sul posto di lavoro stiamo male a catena staremo male anche nel privato. E comportandoci in questa maniera, aggiunge il dottor Prinstein, non è detto che ci scappi anche un aumento perché tutto il team lavorativo ne trarrà beneficio migliorando la produttività e quindi anche i profitti dell’azienda e di conseguenza, magari, anche i nostri.

Clima di lavoro sereno

Ma come ottenere tutto ciò? Valorizzando i propri colleghi e mantenendo un clima sereno senza litigi. Ecco cosa suggerisce Mitch Prinstein nel suo libro:

1) Investire nelle relazioni esprimendo interesse e rispetto nei confronti dei colleghi e cercando di approfondire la loro conoscenza.

2) Lasciare parlare gli altri ascoltandoli attentamente e cercare un punto di incontro tra la propria e la loro idea accettando i loro tempi e modalità.

3) Avvicinarsi, accorciare le distanze, mettersi sempre nei panni di chi si ha di fronte.

4) Creare un ambiente sereno e socievole sdrammatizzando tutto con un sorriso. Ovvio il posto di lavoro non è una festa di compleanno ma ogni tanto si può e si deve scherzare.

Buona mente

Massimo

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Massimo Lattes

Dopo aver completato gli studi in Statistica Economica e Sociale, mi sono specializzato nell'Analisi della Comunicazione Televisiva che mi ha portato a lavorare in gruppi editoriali come Il Sole 24 Ore, Rai, Mtv, Sky e Forbes. In parallelo ho iniziato ad interessarmi alla Psicologia e alla Sociologia, con il desiderio di comprendere meglio le persone dietro ai dati e ai numeri del cosiddétto "Audience" televisivo. Ho approfondito quindi le mie competenze in Psicologia attraverso studi, letture e partecipazioni a corsi e seminari. L'amore per questo argomento mi ha spinto a creare AudiMente - Audience della Mente -, uno spazio in cui condivido riflessioni sul Benessere e sulla Crescita Personale attraverso l’Analisi di Ricerche di Psicologia.