Un trucco per scoprire se il nostro partner ci è fedele o meno

Partner fedele? Chiedete ad un amico cosa ne pensa. Infatti ad una persona esterna basta stare pochi minuti insieme ad una coppia per capire se uno dei due sta mentendo.

In un articolo  precedente si era già parlato di tradimenti e su come gli uomini e le donne avessero un approccio del tutto diverso nei confronti di esso.

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Come scoprire l’infedeltà

Ma come sarebbe bello poter scoprire se il nostro lui o la nostra lei ci tradiscono. Una ricerca pubblicata sulla rivista online Personal Relationships” dal titolo: Thin slices of infidelity: Determining whether observers can pick out cheaters from a video clip interaction and what tips them off condotta dal capo progetto Dottor Nathaniel M. Lambert dell’Università Brigham Young nello Utah con i ricercatori Seth Mulder e Frank Fincham ha evidenziato come sia possibile capire in meno di 5 minuti il grado di infedeltà o disonestà di un partner solo vedendo come comunica la coppia nell’intimità di un esercizio.

E’ tutta colpa dell’evoluzione

Parlando in termini evoluzionistici coloro che sono in grado di accorgersi se il partner è infedele avranno maggiore possibilità di portare avanti i propri geni; l’uomo eviterebbe di investire su un figlio di qualcun altro mentre la donna eviterebbe di avere un figlio con qualcuno che poi non la sosterrebbe rischiando così la sopravvivenza dello figlio stesso.

Ecco spiegato perché il tradimento, sentimenti a parte, è assai nefasto per l’ evoluzione dell’essere umano.

I ricercatori sostengono quanto segue:

Molti individui sono interessati a formare relazioni sentimentali (coppie) a lungo termine e la nostra ricerca ha dimostrato che tali individui possono essere aiutati e consigliati da persone – esterne alla coppia – a conoscere a decodificare i comportamenti (del partner) che potrebbero essere devastanti per la loro relazione”.

I ricercatori guidati dal Dottor Lambert effettuarono due studi, simili tra loro, in cui intervistarono all’incirca un centinaio di volontari di entrambi i sessi che al momento della ricerca avevano una relazione sentimentale.

In entrambi gli studi i volontari (tutti studenti universitari) dovettero compilare un questionario relativo alla loro infedeltà, infatti era chiesto di pensare ad una persona da cui erano in quel momento attratti che non fosse però il loro partner attuale.

Successivamente i volontari furono fatti tornare con i relativi partner e gli venne fatto fare un test di pochi minuti in cui il partner era bendato e loro dovevano dargli delle istruzioni orali per fargli svolgere un determinato esercizio indicato dai ricercatori. Tale esercizio – test – venne registrato con delle telecamere.

Successivamente vennero fatte vedere tali registrazioni a sei volontari (chiamati codificatori) esterni a cui venne chiesto di giudicare – codificare – che tipo di relazione ci fosse tra i partner, quanto interesse reciproco ci fosse e quante probabilità ci fossero che uno dei due avesse tradito il compagno/a.

E’ tutta una questione di voler credere o meno

I risultati dimostrarono una correlazione tra il grado di infedeltà dichiarato dagli intervistati nel questionario e quanto codificato dai sei codificatori evidenziando quindi la capacità di scoprire l’infedeltà da parte dei codificatori. I codificatori avevano inoltre evidenziato il fatto che i partecipanti meno fedeli erano anche coloro che apparivano meno affidabili e meno impegnati nell’esercizio di coppia. Questo atteggiamento – meno impegnato – era evidente dall’esterno da parte dei codificatori ma non dall’interno da parte del compagno/a che inconsciamente non voleva vederlo.

Il desiderio di credere al nostro partner, secondo i ricercatori, ci benda gli occhi – le cosiddette fette di salame sugli occhi – e non ci fa vedere situazioni che invece viste da terzi risultano palesi.

Buona mente

Massimo

Image Credit: Shawn Anderson

 

 


Massimo Lattes

Dopo aver completato gli studi in Statistica Economica e Sociale, mi sono specializzato nell'Analisi della Comunicazione Televisiva che mi ha portato a lavorare in gruppi editoriali come Il Sole 24 Ore, Rai, Mtv, Sky e Forbes. In parallelo ho iniziato ad interessarmi alla Psicologia e alla Sociologia, con il desiderio di comprendere meglio le persone dietro ai dati e ai numeri del cosiddétto "Audience" televisivo. Ho approfondito quindi le mie competenze in Psicologia attraverso studi, letture e partecipazioni a corsi e seminari. L'amore per questo argomento mi ha spinto a creare AudiMente - Audience della Mente -, uno spazio in cui condivido riflessioni sul Benessere Psicologico e sulla Crescita Personale attraverso l’Analisi di Ricerche di Psicologia.

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