Esplora le ragioni biologiche e psicologiche di questa percezione accelerata del tempo nell’età adulta, dall’alterazione degli orologi biologici alla teoria della scala logaritmica.

Quando eravamo bambini, le vacanze estive (ok che erano obbiettivamente più lunghe) ma duravano una vita, e l’attesa tra un Natale e l’altro sembrava un’eternità, ora invece vola tutto senza accorgercene.

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Ma perché, mano a mano che invecchiamo, il tempo sembra letteralmente sfuggirci dalle mani?

Questa accelerazione del tempo in età adulta non dipende soltanto da responsabilità e preoccupazioni che da bambini mancavano e che invece da adulti ci riempiono completamente le giornate facendocele volare via, ma dipende anche da una diversa percezione del tempo tra l’esser bambini e l’esser adulti.

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Una ricerca (1) presso il  Clinch Valley College in Virginia ha dimostrato infatti che il tempo percepito si muove più velocemente man mano che si va avanti con l’età.

Secondo i ricercatori vi sono due spiegazioni perché la nostra percezione del tempo prende il turbo andando avanti con gli anni.

Cambiamento degli orologi biologici nel tempo

Come prima cosa potrebbe essere una graduale alterazione dei nostri orologi biologici interni. Il rallentamento del nostro metabolismo mano a mano che invecchiamo si abbina ad un rallentamento dei nostri battiti cardiaci e della nostra respirazione. In un periodo di tempo fisso infatti i cuori dei bambini battono più velocemente rispetto ai cuori degli adulti, come anche i loro respiri, facendogli sembrare che sia passato più tempo di quello che in realtà è passato.

È tutta una questione di noia

Una seconda spiegazione suggerisce che il passare del tempo che percepiamo è legato alla quantità di nuove informazioni che riceviamo dall’esterno. Da bambini abbiamo molte nuove stimolazioni e i nostri cervelli impiegano quindi più tempo per elaborare queste nuove informazioni, ecco perché il periodo temporale sembra più lungo. Invece più andiamo avanti con l’età, più diventiamo familiari con ciò che ci circonda e ci accade. Ad esempio non notiamo più i dettagli degli ambienti in cui ci troviamo e non facciamo più caso a certe situazioni che ci succedono. Per i bambini, invece è tutto nuovo, per loro il mondo è un luogo semi sconosciuto pieno di nuove esperienze con cui interagire. Questo significa che i bambini devono dedicare molta più potenza cerebrale a riconfigurare le loro idee mentali del mondo esterno. Secondo i ricercatori questo sembrerebbe far passare i giorni e i mesi più lentamente per i bambini rispetto agli adulti bloccati in una routine spesso percepita come “noiosa e ripetitiva”.

Quindi, più diventiamo familiari con le esperienze quotidiane della vita e più veloce sembrerà scorrere il tempo, ed in generale, questa familiarità aumenta con l’età.

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Il tempo è anche una questione di scala logaritmica

Secondo il neuroscienziato David Eagleman la riduzione apparente della durata di un periodo fisso mentre si invecchia è dovuta ad una “scala logaritmica” del tempo (2). Un esempio di scala logaritmica è quella Richter utilizzata per la misurazione di terremoti.

Ma perché la nostra percezione del tempo dovrebbe seguire una scala logaritmica e non lineare?

L’idea di Eagleman è che percepiamo un periodo di tempo come la proporzione di tempo che abbiamo già vissuto.

Ad esempio per un bambino di due anni, un anno è la metà della sua vita, ecco perché sembra un periodo così straordinariamente lungo aspettare tra un compleanno e l’altro. Invece per un bambino di dieci anni, un anno è solo il 10% della sua vita, (rendendo l’attesa leggermente più tollerabile), e per un ventenne è addirittura solo il 5%. Sulla scala logaritmica, affinché un ventenne possa sperimentare lo stesso aumento proporzionale dell’età che un bambino di due anni sperimenta tra un compleanno e l’altro, dovrebbe aspettare fino al compimento dei 30 anni.

Dato questo punto di vista, non sorprende che il tempo sembri accelerare man mano che si invecchia.

Comunemente pensiamo alla nostra vita in termini di decenni – i nostri vent’anni, i nostri trent’anni e così via – il che suggerisce un peso uguale per ogni periodo. Tuttavia, sulla scala logaritmica, percepiamo periodi di tempo diversi come della stessa lunghezza. Secondo la teoria della scala logaritmica le seguenti differenze di età sarebbero percepite allo stesso modo: dai 5 ai 10, dai 10 ai 20, dai 20 ai 40 e dai 40 agli 80”.

sostiene il neuroscienziato David Eagleman.

Stando quindi a quanto evidenziato da David Eagleman il periodo che va dai cinque ai dieci anni potrebbe sembrare altrettanto lungo quanto il periodo che vivremo tra i 40 e gli 80 anni!?!?

Per farla breve il tempo vola, che tu ti stia divertendo o meno e volerà sempre più velocemente man mano che invecchi.

Allora qualunque età abbiamo cerchiamo di non buttarla via buttando via via il tempo perché ne avremo sempre di meno o perlomeno percepiremo di averne sempre di meno.

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Buona mente

Massimo

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Ricerche

(1) Articolo del 1996 su “NewScientist” sulla ricerca dello psicologo Peter Mangan https://www.newscientist.com/article/mg15220571-700-why-time-flies-in-old-age/

(2) Articolo del 2011 su “THE NEW YORKER” che parlava del neuroscienziato David Eagleman https://www.newyorker.com/magazine/2011/04/25/the-possibilian


Massimo Lattes

Dopo aver completato gli studi in Statistica Economica e Sociale, mi sono specializzato nell'Analisi della Comunicazione Televisiva che mi ha portato a lavorare in gruppi editoriali come Il Sole 24 Ore, Rai, Mtv, Sky e Forbes. In parallelo ho iniziato ad interessarmi alla Psicologia e alla Sociologia, con il desiderio di comprendere meglio le persone dietro ai dati e ai numeri del cosiddétto "Audience" televisivo. Ho approfondito quindi le mie competenze in Psicologia attraverso studi, letture e partecipazioni a corsi e seminari. L'amore per questo argomento mi ha spinto a creare AudiMente - Audience della Mente -, uno spazio in cui condivido riflessioni sul Benessere Psicologico e sulla Crescita Personale attraverso l’Analisi di Ricerche di Psicologia.